Siamo tutti nella…TARSU

La nostra città, com’è noto, è afflitta da annosi problemi sui quali riteniamo doveroso interrogarci. Uno di questi è, attualmente, costituito dalla questione rifiuti attorno alla quale si è, nel tempo e fin dalla riforma istitutiva della Tarsu (Decreto Ronchi), sviluppata una inestricabile matassa di eterogenei interessi, tutti accomunati dall’essere di carattere strettamente personale e clientelare. Così è stato per la istituzione degli Ambiti Territoriali Ottimali, per l’affidamento degli appalti a società esterne – in barba peraltro a quanto previsto dal medesimo Decreto il quale, all’art. 23 recita: “i comuni organizzano la gestione..(c.3) e provvedono alla gestione..(c.4)” – , per la designazione dei vertici dell’Amia (nel caso specifico di Palermo) e per altri aspetti che cercheremo di analizzare. Pertanto, giuste tali premesse, il fallimento di tale gestione era facilmente prevedibile.

La situazione attuale. Nel dettaglio è da dire che le società beneficiarie degli appalti per la raccolta dei rifiuti hanno sovente elaborato progetti faraonici, degni di città come New York o Tokio ma ovviamente sovradimensionati rispetto alla realtà di Palermo o, a maggior ragione, di ambiti ancora più piccoli, come nella provincia di Messina o di Enna, dove l’appalto riguarda piccoli comuni. E’ chiaro che il megaprogetto ha anche un megacosto che l’impresa deve recuperare; questo spiega il perché la Tarsu aumenta di anno in anno. Fenomeno aggravato dall’“evasione” giacché molti cittadini hanno deciso, proprio per i costanti aumenti, di non pagarla più. A ciò si aggiunga l’allegra gestione dell’Amia (nel caso specifico di Palermo) e, più in generale, degli ATO fatta da amministratori non all’altezza o addirittura capaci di svuotare le casse di tali enti. In ultimo va sottolineata la gestione clientelare di tali società pubbliche, dove vengono assunti figli, nipoti, parenti e amici degli amici, i quali al momento opportuno potranno ricambiare il “favore” in termini di voti.

Le conseguenze. Sciopero dei netturbini (in numero di gran lunga superiore al reale fabbisogno per le ragioni testé dette) che non vengono pagati perché magari quei soldi sono serviti ad aprire una sede a Dubai, immondizia dappertutto e continui rincari della Tarsu, che sinceramente è diventata insostenibile. L’ambiente? Per nulla tutelato atteso che si utilizzano le vecchie discariche e la raccolta differenziata (fatta attraverso le c.d. campane che si trovano qui e li in città) è un flop lasciato alla buona volontà del singolo piuttosto che costituire un vero e proprio obbligo. Poi vi è la questione morale: a Palermo si è accertato un grave reato (il falso in bilancio) a carico dei vertici dell’Amia. Sennonché tale reato è perseguibile solo a querela di parte (cioè del danneggiato che in tal caso è il Sindaco) il quale, è storia vecchia, si è guardato bene dal querelare (e mandare quindi sotto processo per una condanna altamente probabile) il suo compagno di partito nominato amministratore della società. Questo dato, al di là di tutto il resto, deve far riflettere sulla caratura morale di chi ci amministra.

Le soluzioni: a nostro modo di vedere non sarebbe nemmeno difficile trovare adeguate soluzioni alla questione rifiuti, se solo lo si volesse. E’sicuramente necessario un inceneritore. Quanto alla raccolta differenziata un sistema già sperimentato con successo al nord da circa 15 anni è quello che consiste nel distribuire a ciascuna famiglia tanti sacchetti (circa 5/6) all’interno dei quali differenziare i prodotti (uno per il vetro, un altro per la plastica, uno per la carta, uno x i rifiuti umidi, l’altro per quelli solidi) da eliminare. Poi in ogni stabile vi sono altrettanti contenitori più grandi, simili ai cassonetti, nei quali ognuno getta, dopo averli differenziati come spiegato, i rifiuti. Ai netturbini il resto del lavoro. E’ chiaro che tale sistema riduce il rischio di “infrazioni” perché riduce la possibilità di gettare l’immondizia nei cassonetti che si trovano per strada, ma comunque sarebbe opportuno creare una task force di vigili urbani (tanto più vista l’assunzione di circa 150 nei giorni scorsi..ma di questo argomento ne parleremo prossimamente) con lo specifico compito di vigilare e multare chi getta rifiuti nelle ore non consentite e senza averli differenziati.

Questo progetto di raccolta, meno altisonante di quelli oggetto degli attuali appalti ma più efficace, costerebbe anche di meno e, a nostro avviso, potrebbe essere direttamente gestito da una società vincitore di appalto annuale. Ciò consentirebbe all’ente locale di beneficiare direttamente, in termini di entrate, degli introiti derivanti dalla vendita degli stock di rifiuti alle società (ad esempio vi è una grossa società tedesca che si occupa di ciò e che avrebbe manifestato interesse in tal senso) che li acquistano per riciclarli e, a loro volta, rivendere i prodotti (vetro, plastica ecc) così ottenuti. Ma soprattutto eviteremmo interferenze politiche nella gfestione dei rifiuti (CDA, ecc..)

Inutile dire che quanto prospettato, unitamente ad una gestione non clientelare ma imprenditoriale di tale società (con assunzioni mirate e confacenti alle effettive esigenze) consentirebbe anche ai cittadini di pagare una Tarsu di ammontare ragionevole. In altre parole si avrebbe una “effettiva” tassa sui rifiuti (il cui ammontare sarebbe inversamente proporzionale alla capacità di differenziare e smaltire i rifiuti) e non una tassa per finanziare i buchi di bilancio che i furbetti di turno creano.

Tali proposte rappresentano un primo passo verso la soluzione del problema rifiuti e non sono frutto dell’ingegno di chissà quali menti, bensì il prodotto di riflessioni oculate e della volontà di ispirarsi a chi ha già intrapreso, con ottimi risultati, tali strade improntate a ragionevolezza, buon andamento della P.A. e soddisfacimento degli interessi dei cittadini. Non è un caso che le “emergenze rifiuti” si registrino a Napoli, Palermo, Catania e non a Milano o Bologna.

Basilio Milio

3 Risposte

  1. Le soluzioni proposte da Basilio sono tanto valide quando, ahimè, inattuabili in una città come Palermo ove quando finisce l’inadeguatezza degli amministartori (che devono per forza portarsi a casa l’obolo e che NON VOGLIONO per alcun motivo rinnciare ai privilegi tipo viaggi, benefit, auto di lusso etc etc…) subentra la grettezza dei cittadini! Più d’una volta ho chiamato l’AMIA lamentando la presenza nei cassonetti davanti casa di mobili, frigoriferi, INFISSI, PORTE e qualsiasi altro genere di pattume! Per i rifiuti ingombranti l’AMIA ha predisposto un servizio apposito: chiami, fissi un appuntmanto e GRATUITAMENTE loro passano a ritirare il frigo, la lavatrice etc etc…per il palermitano medio anche il fare una telefonata è troppo impegantivo!
    Signori…qusta città è male amministrata…vero…ma ad ogni elezioni i “mali amministratori” ricevo regolarmente conferma dai “mali cittadini”!

  2. Beny, grazie innanzitutto per aver scritto sul nostro blog.
    Vedi, io penso che tutto deve rientrare nell’educazione civica.
    Concordo sul fatto che oggi non c’è la cultura della differenziata, ma fino a poco tempo fa si fumava tranquillamente nei locali ed oggi tutti o quasi fumano fuori o negli appositi spazi.
    E’ una questione di abitudine.
    Secondo me la proposta di Basilio ha un fondamento, si deve iniziare e col tempo sono certo che darà i suoi frutti.
    Ciao.Cla

  3. Vedi Cla la legge, sacrosanta, sul divieto di fumo a Palermo è già in crisi! I In questa città è così…spauracchio i primi tempi e poi a poco a poco si vanno prendendo la mano…mo in moltissimi locali quello schifo di sigarette sono toarnate ad impuzzare l’aria

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